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Ci sono dei giorni che sembrano perfetti per elaborare lutti sia interiori che esteriori.
Ci pensavo oggi al ritorno dalle ennesime esequie di uno zio che vedevo piuttosto di rado.
Ci sono persone che lasciano il segno nelle nostre vite, nel nostro cuore e nella nostra quotidianità.
Persone che per motivi diversi si allontanano da noi, non necessariamente per eventi tragici.
All’inizio la loro mancanza è uno stillicidio, e non indulgere nel pianto o abbandonarsi alla melanconia non appena una causa esterna ce le riporta nitide alla mente non è sempre facile.
Forse dipende dalla sensibilità di ciascuno di noi.
Non sono sempre d’accordo con l’adagio secondo cui chi piange stia meglio di chi immagazzina tutto dentro senza esternare.
Queste persone forse non hanno pianto abbastanza da saperlo davvero.
Quando capita sento la testa avviluppata di suoni ovattati che grida pietà.
Che mi chiede di smettere.
Ognuno reagisce a proprio modo a queste situazioni contingenti e logoranti.
Ho capito col tempo che la nostalgia di ciò che non è più avvelena e sminuisce ciò che è o potrebbe essere nella mia vita.
Solo che non è facile lasciarsi alle spalle e trasformare in ricordi da contemplare con un sorriso anni o momenti di vita.
Ci vuole tempo. A volte più a volte meno.
Il famoso lutto da digerire.
Il mio rito, banale, per ogni persona che abbandona la mia vita è di riporre tutti (o quasi) gli oggetti , le lettere, i regali legati a questa persona in una scatola colorata.
Per non averli sotto gli occhi ogni momento.
Mi farebbero solo male.
Perchè non è più nella mia vita, perchè qualcosa ha spezzato il filo che ci teneva vicini perchè non si può tornare indietro… e crescere è anche questo.
Non per dimenticarli per sempre ma per provare piacere e sorpresa, spero, quando dopo molto li rivedrò.
E imparare a sorridere pensando alla loro nuova “felicità”, a una dimensione dove loro per me non esistono più nè io per loro.
Queste sono quelle che chiamo scatole del cuore.
Pezzi di vita che non sono più miei, ma al contempo coesistono in me contribuendo ovviamente a farmi diventare quello che sono, nel bene e nel male.
Pregi, difetti e idiosincrasie comprese.
E poi all’improvviso mi sento sollevata.
So che è la cosa giusta da fare,so che archiviare in qualche modo questo dolore anche tangibilmente mi aiuta ad andare avanti.
Mi aiuta a fare spazio nella mia vita e nel mio cuore alle nuove persone che ne vogliono far parte o che io desidero ne facciano parte.
E il baricentro della mia vita si sposta, ancora e ancora…
E mi sento egoisticamente piu’ leggera e in pace con il mondo.
Magari per poco; perchè la tentazione di cedere ai dolci fantasmi del passato si presenta poi inspiegabilmente e inaspettatamente anche in modo violento..e ci vuole una buona dose di forza di volontà, di cui evidentemente difetto, per non esserne scalfiti.
Sembra di immergersi nelle placide acque del Lete, consci che il ritorno alla realtà sarà anche peggio.
Però ci provo.
Per questo vi lascio inanellando questa serie di pensieri con una citazione tratta da
Kung Fu Panda, a parer mio una delle frasi piu’ belle sentite al cinema nell’ultimo periodo:
“Non devi preoccuparti di quello che sarà domani; il passato è passato,il futuro è mistero ….ma il presente è un dono…per questo si chiama presente.”

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