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Così dissi ai mie vicini di casa mentre trascinavo la valigia blu, trafugata dalla soffitta di mia nonna, e mi incamminavo orgogliosa verso la strada della libertà.
Avevo 8 anni.
E’ un ricordo che mi mette sempre di buonumore, e ieri sera è saltato fuori di nuovo, per caso, e credo valga la pena dividerlo anche con voi, magari per strapparvi un sorriso in questo bigio pomeriggio autunnale.
Premetto che ogni bambino che si rispetti deve essere scappato di casa almeno una volta.
Non l’avete mai fatto?
Peccato!
Avevo una mia teoria, viziata senza ombra di dubbio dagli anime della generazione orfanelli, ( Candy, Remi, Anna, Georgie…) che avevo imparato a memoria.
Se non sei orfano non ti capita niente di interessante.
Se non sei orfano, ci sono i genitori che con la loro autorità bloccano tutte le tue possibili iniziative, frenano gli slanci, fanno spallucce davanti alle tue balzane idee: è tutto sempre troppo pericoloso, pieno di divieti, e alla sera si torna sempre alla propria casa, al sicuro ,a dormire all’ora prestabilita.
Niente avvenimenti sorprendenti, niente possibilità di incontrare e interagire con creature magiche, o quant’altro.
In soldoni : niente avventure.>:O
Così, dopo l’ennesima sgridata da parte di mia madre, decisi che era giunto il momento di iniziare a vivere come si deve.
Mi appropriai della valigetta in pelle blu di mia nonna, quella che ogni tanto ci lasciava utilizzare per giocare con i miei cuginetti “ai viaggiatori” XD, e la riempii di oggetti fondamentali per il lungo tragitto che mi avrebbe condotto verso la mia nuova dimora.
Il Ponte di Isolalta.
Questo luogo mitico, denso di simbologie infantili, era- ed è tuttora- in realtà un cavalcavia che si trova in questa frazioncina a due chilometri da Vigasio.
Quando i grandi volevano spaventarci, ci dicevano che ci avrebbero lasciato al Ponte di Isolata, alla mercè del Baraboto e del Bisso galeto (noti mostri della bassa padana XD), di cui tempo fa ho già detto.
Mi sembrava un luogo consono per le mie nuove avventure.
Ovviamente mi avviai nella direzione errata : già allora il mio senso dell’orientamento non era particolarmente sviluppato ^_^.
La piccola valigetta blu era zeppa di tutti gli effetti indispensabili che una bambina non poteva tralasciare , eccoli in ordine di importanza :
-L’album di Creamy
-le figurine doppie di Creamy
- l’ultimo numero di Topolino
-Pomicione (il pupazzo con cui dormivo)
-Il Giornalino di Giamburrasca ( che fomentava la mia indole dissidente)
-un paio di mutande
-un pacchetto di cracker
-10 mila lire
-un ombrello
Infilai il cancello pensando al mio futuro con l’ottimismo di un dodo.
Mi sentivo come gli eroi degli anime, quelli che nella sigla hanno l’indice puntato verso il cielo, e il cosmo che bruciava dentro di me.
D’altronde era metà agosto…..
Mia madre , in casa, pensando stessi scherzando, non se ne curò.
Mi incamminai, e per quegli interminabili 900 metri che mi portarono alla fine di via Carducci, mi sentivo un’eroina tragica.
La prima casa che passai fu quella di mio cugino, coetaneo e compagno di classe Lerry.
Mi seguì lungo tutto il perimetro interno della sua cancellata, spronandomi con parole incoraggianti alla stregua di :
” eh cavolo lo farei anch’io, eh si fai bene…” accennando un mezzo applauso.
Pusillanime, pensavo, ( mah forse a 8 anni, pusillanime non sapevo nemmeno che significasse…o forse si , chi può dirlo?) io intanto lo sto facendo davvero.
Poi fu la volta del Sig.Paolo alla curva di destra.
Che mi disse : ” Giorgia dove vai?” e io “eh…scappo di casa ciao eh!!!.
il dialogo continuò nel modo surreale che segue.
“Ma la mamma lo sa?”-chiese lui-
” Si, si ,lo sa” -risposi soddisfatta-
Nel frattempo tornava a casa mio padre da lavoro….
Appena entrò in casa chiamò a gran voce mia madre..
“Giuseppina cosa fala la buteleta par strada con la valisa?”
( Giuseppina cosa fa la bambina per strada con la valigia?)
Mia mamma: ” Ma ela anda via dal bon?” ( ma è andata via davvero?)
Papà ” Ma se le sa riva in fondo ala curva, ghe ne altre?!” ( ma se è già arriva ta in fondo alla curva, non ce ne sono altre – da sentire-? !)
Mamma ” Vala a tor subito che i pensa che semo gnan normali alà!” ( valla a prendere subito, che non si vada a a pensare che non siamo neanche normali!)
El Bepo arrivò quindi di gran carriera, con la panda color crema, e mi afferrò per la collottolla, sollevandomi da terra e ficcandomi in macchina, proprio in fondo alla via.
Non opposi resistenza alcuna, il suo sguardo non ammetteva repliche.
Fine della mia fuga ;_;
La conclusione però fu forse la cosa più dolce.
Di lì a poco iniziò a piovere a dirotto, e mia mamma tentando di farmi rinsavire istigando in me sensi di colpa , che per altro non avevo , mi abbracciava dicendo “Pensa che gesto incosciente, pensa se adesso fossi la da sola sotto il Ponte di Isolalta, con questo freddo….”
E io scoppiai a piangere, un pianto liberatorio e catartico, perchè sì , volevo scappare di casa, ma forse sotto sotto, solo perchè mi venissero a ripescare….
E poi un piccolo segreto…che a loro non ho mai detto.
Io non ero stata incosciente.
Ero intimamente convinta che un folletto extradimensionale , colpito dal mio gesto coraggioso, mi avrebbe ovviamente donato dei poteri magici lungo il tragitto!
Che genio del male, che piano astuto nevvero?
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