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Se è vero che ciò di cui scegliamo di circondarci rivela in un certo qual modo una parte di noi, del nostro essere, del nostro carettere e del nostro sentire ( ricordate il vecchio adagio, dimmi con chi vai…), questo potenzialmente potrebbe essere esteso a qualsiasi aspetto della nostra personalità.
Giudizi spicci , affrettati, si possono elargire a man bassa sull’abbigliamento delle persone ( veste firmato? è trendy? è un tamarro senza possibilità di redenzione?), sulla scelta di un automobile- ammesso che non la si sia ereditata in famiglia- ( una station vagon ci rivelerà necessità di bagagliaio funzionale alle nostre esigenze, così pure una monovolume, una spider sportiva due posti e via dicendo..) e in generale appunto su tutto ciò che scientemente decidiamo ci appartenga.
A volte si tratta davvero di piccolezze, ma siccome amo soffermarmi sui piccoli dettagli che ci rendono così maledettamente unici e ineteressanti e/o banali, anticonformisti e/o omologati, da acuta osservatrice ho iniziato a studiare la fenomenologia dei portachiavi.
I più standard sono solitamente quelli maschili, lo devo ammettere, specie per quel che concerne le automobili.
Sarà che devono mantenere l’immagine dell’uomo macho
sarà che richiede un sacrificio non indifferente togliere quello fornito di default dalla concessionaria, sarà che non amano gingilli vezzosi pendere dal sacro mazzo, resta il fatto che anche quando si giunge ad usura estrema non c’è speranza di redenzione.
Provare a regalargliene uno nuovo si rivela spesso una mossa vincente ^_^
Ci sono anche i patiti della marca, gli aficionados del logo, gli irriducibili del brand insomma.
A costoro non toccate il ninnolo in radica e altri materiali nobili, tanto non capirebbero.
Ho dato un occhio a casa mia per vedere com’è la situazione attuale, e perchè si rivela un buon terreno di studio, e ho scoperto che…
Sulle chiavi del mazzo principale della Clio dei miei, troneggia un aberrante e infotografabile cimelio in pelle nera della Renault…come volevasi dimostrare appunto >:O

Seconda chiave Clio miei genitori :..beh rivela una figlia amorevole che conosce molto bene i gusti in fatto di abbinamenti cromatici di suo padre:)
Chiavi della mia Clio….
 
Qaule messaggio subliminale si potrà mai evincere da tutto ciò?
A parte la Kitty mania, ad un esame più attento un anime fan – ma non solo- noterebbe probabilmente che il batuffolo nero occhiuto, altri non è che una delle palline di fuliggine di Spirited Away ( *_* le adoro , quasi come il lampione saltellante !), mentre a fargli compagnia troviamo la capoccia metallica di Miss Dronio.
Approfondendo ancora di uno step l’analisi sociologica dei miei portachiavi sapreste anche che la prima me l’ha regalata Roberto dopo un viaggio in jap, e la seconda il produttore della marca Ronin, mio buon amico.
A questo punto aggiungo una piccola postilla.
Per mio intimo gaudio utilizzo solo portachiavi regalati.
Essendo le chiavi qualcosa con cui si ha spesso a che fare, si stringono in mano, si mescolano in borsa, si amalgano con le nostre tasche – o fanno tutt’uno col nostro culo a seconda della temperatura-, non vedo ringraziamento migliore di un’usura a 360 gradi, e un legame virtualmente sempre aperto con chi ce ne ha fatto dono.
Sul versante chiavi domestiche, ecco altri quattro illuminanti esempi…
   
ok , cazzarola, il primo non ha bisogno di spiegazioni….
Il secondo è un imbarazzante souvenir hawaiano ( made in China) del mio amico Federico, bastantemente kitsch per piacerci a dovere .
Il terzo lo ha scelto il Bepo, la cui fede bianconera non si discute.
Il quarto invece la dice lunga sulla bibita dissetante preferita di casa Vecchini ^_^
Gli esempi potrebbero essere molti altri, ma la mia analisi sociologica ” Vizi e virtù del portachiave : oggetto d’uso quotidiano o spia di un malessere profondo e modo intrinseco e immanente di riappropriarsi del proprio Super Ego” per oggi si conclude qui….XD
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