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Il 25 Aprile si ricorda l’anniversario della liberazione.
La liberazione dall’oppressore, la riconquista, lenta, della liberta’.
Per i ragazzi della mia generazione- e oltre- è una di quelle feste istituzionali cui siamo grati perchè un giorno di vacanza, sia dai libri che dal lavoro, proprio schifo non ci fa.
Sì certo durante la scuola dell’obbligo ci hanno indottrinato sul sacro valore che aveva per i nostri nonni questa data, persone che sulla propria pelle hanno vissuto gli orrori di una guerra, una guerra che ci appare così lontana e che non ci tange.
Di quei giorni lontani ricordo la maestra che ci insegnava la canzone del Piave, e la passeggiata ordinata al monumento dei caduti.
Ma la testimonianza di mio nonno catturato e deportato in un lagher nazista per sette anni è molto più toccante di qualsiasi testo, le sue parole, i suoi occhi lucidi mentre racconta, arrivano dritti al cuore.
A volte penso che sarebbe bello raccogliere i suoi ricordi, e scriverli nero su bianco a imperitura memoria; poi so che è un’altra delle mie promesse lasciate cadere nel nulla, e che non avro’ mai il tempo o la costanza per portare a termine un lavoro di questo genere, nonostante ogni volta senta un brivido correrre lungo la schiena.
Credo tuttavia che la riflessione odierna, in data 25 Aprile 2007, sia di ben altra natura.
Vorrei essere liberata, questo sì.
Ma liberata da quest’Italia di brutture, che come una mela marcia si sta guastando con la stessa velocità con cui si propagano le onde circolari di un sasso lanciato in un placido laghetto cheto.
Liberata da un Italia dove una bimba di 9 mesi viene sbranata dal suo cane sotto gli occhi impotenti della nonna.
Liberata da un Italia dove le maestre dell’asilo, assieme a complici depravati e malati, si divertono a drogare e rendere partecipi delle loro perversioni erotiche bambini di tre anni.
Liberata da un Italia dove quattro amici adolescenti vengono stupidamente falcidiati da uno zingaro ubriaco che dopo la malefatta scompare con la sua tribu.
Da questi dolori assurdi vorrei essere liberata, e soprattutto vorrei che lo fossero le famiglie di queste vittime.
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