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Perchè quando qualcuno si fa un’idea di un’altra persona, basata anche fosse su esperienze personali ma passate, si fatica a cambiarla nonostante i fatti parlino chiaro circa l’avvenuto cambiamento del soggetto in questione?
In soldoni, perchè una volta che abbiamo etichettato qualcuno, nel bene e nel male, costui non ha piu nessuna possibilità di sdoganarsi dalla lettera scarlatta, dal bollino adesivo mentale che gli abbiamo appiccicato in testa?
Che se poi è ” simpatico e affidabile” va anche bene , ma nel caso fosse “rompiballe complessato e sfigato” magari un pochino meno….
Questo pensiero mi gira nella testa, e probabilmente nemmeno io ne sono scevra, da quando domenica mia sorella se ne è uscita con una superficilaità disarmante apostrofondami gratuitamente ( stava facendo un esempio autoreferenziale) in un modo che oggettivamente mi da fastidio e che forse mi poteva calzare a pennello una decina di anni fa, o poco oltre.
E io le ho risposto piccata dicendole qualcosa del tipo : ” Scusa ma se sono 4 anni che non viviamo più insieme come puoi dire che io sia ancora così?”, al che lei con altrettanta noncuranza ha chiuso dicendo “Lo so, sei così”.
E intanto dentro di me continuava incessante a martellarmi un pensiero “Ma cosa sai?Cosa credi di sapere?Sei tutta presa dalla tua nuova vita, in cui io non ci sono…che non è la mia appunto”
un po’ come in Ostacoli del cuore di Elisa e Ligabue
” quante cose che non sai di me…quante cose che non puoi sapere…”
Già.Quest’episodio, forse per taluni insignificante, mi ha lasciato l’amaro in bocca per tutto il resto della giornata.
E mi ha riportato alla memoria una mia compagna delle superiori.
Carina, ma non appariscente, brava ma non secchiona, timida, poco loquace, a tratti goffa, ed estremamente introversa.
Una ragazza che nei momenti in cui si apriva con noi non faceva altro che esprimere il desiderio di andarsene e di ricominciare.
Di andarsene dalla nostra scuola, di andarsene da Verona frequentando l’università altrove, dove nessuno la potesse consocere , dove nessuno le potesse dire “ah sei così” , dove potesse scrollarsi via di dosso quell’immagine che tutti le avevano affibbiato e per cui provava forte insofferenza , ma che contestualizzata nella sua vita quotidiana non aveva la possibilità di mutare.
Ebbene l’ho rivista dopo diversi anni al termine del percorso accademico.
Diversa non solo esteriormente, ma cambiata anche caratterialmente.
Positiva, solare e sorridente.
E’ stato davvero bello vederla così, memore della sua insoddisfazione congenita, bello davvero.
L’altra notte, probabilmente rimuginado ancora nel mio lobo temporale sinistro l’accaduto, oltre ai soliti deliri onirici di cui vi racconterò domani , ricordo anche un sogno , che mi è parso breve ma significativo.
Avevo appena rifatto il letto, cambiando le lenzuola con estrema fatica ( per me, che ho problemi di schiena, a volte è davvero un incubo alzare il materasso ;_;).
Nella mia stanza c’erano due letti, il m oe quello di mia sorella, come quando ancora dieci anni fa dormivamo assieme.
Lei era passata da casa probabilmente per recuperare qualcosa che aveva scordato, e salita in camera si è butatta di peso sul mio letto, per farmi un dispetto, scombinandomelo tutto e ridendo sotto i baffi.
In quel momento calde lacrime di rabbia e frustrazione sono sgorgate copiose dal mio dotto lacrimale e le ho urlato dietro in modo spropositato , senza capire il perchè di tanta enfasi.
Poi mi sono svegliata di soprassalto.

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