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Leggevo su una rubrica che seguo spesso ( non spesso come la posta del settimanale Oggi -quando mi capita sotto mano- dove risponde un’illuminata e illuminate Susanna Agnelli, una donna , un mito) dell’importanza di avere segreti.
Una persona è tanto più ricca interiormente, quanti più segreti riesce a mantenere.
Non parliamo di segreti di Barbie
( dicesi segreto di Barbie il tipico segreto di Pulcinella o segreto circa una questione di poco conto).
Si tratta di segreti veri, segreti che ci riguardano, segreti di cui siamo gli assoluti protagonisti, segreti che sentiamo pesare e gravare su di noi anche nel quotidiano e con cui a fatica impariamo a convivere.
Segreti che non abbiamo il coraggio di confessare anche se vorremo tanto farlo.
Confessare il segreto ci alleggerirebbe sì la coscienza, perchè riuscendo ad esternare questo macigno riusciremmo in qualche modo ad allontanarlo, esorcizzarlo ed espiarlo; ma svilirebbe noi come individui, la nostra capacità di autoanalisi, di confronto, di consapevolezza.
Come ci volessimo a tutti i costi liberare di uno scomodo monito che grava più o meno sopito annidato in un qualche angolo recondito della nostra anima.
Ma comunuqe sempre vigile.
Col tempo il segreto invecchierà con noi, diventerà il nostro metodo di valutazione nel rapporto con gli altri, il termine di paragone con cui soppesare le nostre azioni e le altrui, il riconoscimento del fatto che siamo umani e fallibili, e forse col tempo riusciremo anche a perdonarci.
Anch’io ho almeno tre segreti che non mi sento di condividere con nessuno e che non vorrei nessuno venisse mai a sapere; sono sbagli ingenui e dolorosi a tratti antichi, almeno uno reclamerebbe vendetta, una vendetta che non potrò mai avere.
Perchè come diceva Giovenale ” Il primo castigo è questo : che nessun colpevole trova indulgenza di fronte a se stesso”

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