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C’è un aspetto della dimensione onirica molto ricorrente che mi inquieta, e che contribuisce a trasformare un sogno in un incubo.
Quando vorremo gridare e avvertiamo un singulto, un rantolo che si soffoca in gola, e nonostante la nostra mandibola sia spalancata rimane irrimmediabilmente afona.
E’ un frangente avvilente e terribile.
Ma forse per certi versi ancora peggio è rivivere ricordi dolorosi e che ci hanno toccato particolarmente, che vorremo lasciarci alle spalle, e che invece, appena abbassiamo la guardia , sono lì che ci tendono un agguato e riportano a galla il dolore che da coscienti riusciamo a nascondere bene al nostro cuore e alla ragione.
Scusate i toni melodrammatici, non è che io abbia avuto chissà quali tragedie familiari, lutti inenarrabili e storie d’amore e morte che potrebbereo costituire i clichè della piu banale telenevola.
Però nel giro di un paio di settimane per tre volte mi sono destata in lacrime, sommesse, tristi e calde, vedendo in contesti molto diversi il mio amato Oreste.
Curioso; Oreste ci ha lasciato esattamente il 28 febbraio dell’anno scorso, in una gelida notte invernale Matteo si apprestava a iniettare nel corpicino di quel micio ridotto pelo e ossa da un’incurabile malattia, il liquido letale che l’avrebbe liberato da tanto dolore.

(Oreste il giorno prima di morire)
Qui Oreste bello come il sole

Rivederlo in sogno , con i suoi occhi tisti e dolci, bello come è sempre stato, mi ha inevitabilmente commosso.
Ho sentito gli occhi bruciare, bruciare, i singhiozzi salire velocemente in gola e il raziocinio spingermi ad aprirli, a svegliarmi da quel limbo di dolore.
Per tre volte, tre terribili volte.
Forse perchè mi pare che la trafila si stia ripetendo anche con la Kiki, che non sta per niente bene…non so…
So solo che vorrei che non fosse mai successo.
E che mi manca tantissimo….Dio…cosa darei per abbracciarlo e riempirlo di baci e carezze ancora una volta….
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