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Eccomi di ritorno dal tour de force romano.
Sono partita ieri pomeriggio alle 17,00 assieme a Robbberto per il doveroso saluto al Papa di cui vi ho detto, e siamo giunti nella capitale intorno alle 23,15.
Breve sosta a casa sua per posare i bagagli e via alla volta di S.Pietro , che brulicava di gente come non ho mai visto prima.
Un delirio, una fila infinita, alla cui estremità ci accodiamo con l’animo in pace intorno alla mezzanotte, la protezione civile distribuisce bottigliette d’acqua e, di tanto in tanto, qualche coperta; ma si procede a passo d’uomo.
Ad un certo punto capiamo che devono aver tolto le transenne da piazza S.Pietro perchè procediamo per un breve tratto piuttosto velocemente alla volta del Vaticano, abbastanza da svoltare in via della Conciliazione e seguire ciò che succede all’interno grazie ad alcuni megaschermi posizionati ai lati della strada.
Attorno a me il campionario più vivido di umanità, mischiato in un affresco che non mi era mai capitato di vedere.Fricchettoni no global, educandi e suore, famiglie con bambini e passeggini, comitive di metallari, ragazzi dell’oratorio, vecchietti scalpitanti , e stranieri di ogni dove ( accanto a me almeno dei polacchi, dei tedeschi, dei messicani e degli americani) giunti in fretta e furia per l’estremo saluto a Karol il Grande.
Sono ormai le 2,00, e noi siamo ancora verso metà di Via della Conciliazione; per fortuna apprendiamo che hanno prorogato di altri 60 minuti l’orario delle viste, e ci illudiamo per un attimo di riuscire ad entrare nella schiera dei fortunati, mentre a momenti alterni si levano applausi, canti e cori da stadio che recitano “Giovanni Paolo..eo oh oh “.
L’iilusione è breve, le 3,00 arrivano velocemente e noi siamo giunti solo alla fine della via, così alla meno peggio bivacchiamo a terra preparandoci a sonnecchiare un po’ durante le due ore adibite alle pulizie.
E’ strano, penso per un attimo,trovarmi tutta raggomitolata in pochi centimetri sui sanpietrini freddi con davanti la spettacolare basilica illuminata a festa, e cerco di fissarmi nella mente e nel cuore quest’immagine, questa processione umana infinita, mentre il sonno mi fa crollare piano piano tra le braccia di Roby.
Saggiamente la “direzione” alla vista di pellegrini all’addiaccio a perdita d’occhio decide di aprire quaranta minuti prima, rispetto i preventivati, le porte della Chiesa ed ecco che lentamente ci spostiamo verso la piazza; sono ormai quasi le 6,00 quando riusciamo ad entrare in religioso silenzio e ci dirigiamo verso il baldacchino bronzeo.

Papa Giovanni Paolo II sta lì.
“Sembra un fantoccio di cera” sentirò dire ad una ragazzetta in romanesco quando esco.
Mi viene da pensare che la signorina non abbia mai visto una persona morta.
Purtroppo ho vivida nei miei ricordi l’immagine di mio nonno Angelo che lasciarono nella bara aperta nel salotto di casa per tre giorni quando avevo 12 anni.
E io non volevo piu entrare in casa, e mi sembrava una crudeltà ed una tortura quello che mi stavano facendo.Ma questa è un’altra storia.
Anche lui era esattamente così.
Il Papa giaceva riccamente vestito di tutti gli ornamenti papali ai piedi del baldacchino.
Gli occhi saldamente chiusi, e sul viso di cera una smorfia di dolore.
Il suo viso è emblematico della sofferenza dell’ultimo periodo e questo non mi lascia grandi speranze sul fatto che se ne sia andato senza dolore.
Sembra un omino tanto piccolo , disteso su quel giaciglio.Certo l’età l’aveva incurvato, il rigor mortis accorciato…eppure sembrava un omino tanto piccolo continuavao a pensare, mentre sentivo la commozione salire celermente per cercare la via del dotto lacrimale….tanto piccolo eppure tanto grande…
Ma la fila è infinita e gli inservienti, come ausiliari del traffico , ci fanno segno di circolare velocemente.
Mi rendo conto che hanno ragione e che sarebbe impensabile che i pellegrini potessero fermarsi qualche minuto in raccoglimento, ma egoisticamente penso che dopo tutte quelle ore d’attesa mi sarebbe piaciuto tantissimo.
Rubo una foto velocemente e prima di andarmene, lascio alle spoglie terrene di quest’uomo meraviglioso tutti i pensieri che ho nel cuore.
Sono le 6,30 quando usciamo e la Roma che non ha vissuto quest’esperienza atemporale inizia pigramente a svegliarsi…noi si prendono due metrò e un bus per arrivare a destinazione alle 7,00 o poco più..il cornetto e il cappuccino sono d’obbligo, dato che siamo di strada..portiamo infine le nostre stanche membra a riposare assieme alla sensazione di aver vissuto qualcosa di straordinario, come di aver fatto parte di un evento che passerà alla storia, e alla soddisfazione speciale che sempre si prova quando si assecondano i desideri del proprio cuore.
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