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Prima che la mitezza dei ricordi e del tempo affievolisca i miei sentimenti, le sensazioni e le strane percezioni che mi rimbalzano nel cuore e nel cervello in questo momento denso di dolore, in cui gli occhi gonfi e lucidi spiegano più di mille altre parole la sensazione di vuoto lasciata da un uomo speciale, un uomo che sapeva toccare le corde dell’anima come pochi altri, voglio anch’io dire la mia, e poco importa se a leggerlo saranno persone che non credono o cui questo avvenimento scivola indifferente sulle loro vite.
Il mondo cristiano e non solo era preparato a perdere la sua guida da alcuni giorni, probabilmente da Pasqua quando era apparso sofferente come mai prima, quando il gesto stizzito di chi pur tentando non riesce a proferire verbo, era sintomo evidente che le malattie che lo minavano l’avrebbero consumato da lì a breve.
E la televisione, la stampa e i mass media in genere, come sciacalli, vuoi per diritto-dovere di cronaca, vuoi per diritto-dovere di audience, non hanno mancato di collegarsi 24h su 24 con il Vaticano nell’attesa spasmodica di avere l’esclusiva e di dare al mondo la notizia del decesso
Quello che più detesto in questi momenti sono i servizi “coccodrillo” o precotti, come li chiamo io, che ogni rete sfodera già belli e confezionati quando un grande se ne va, con l’unico intento di muovere a commozione le folle.
E ci riescono benissimo, nel mio caso almeno.
Stanotte, candela accesa sul davanzale della mia camera, fino alle 4,30 come una trottola ho continuato in uno zapping serrato singhiozzando neanche tanto sommessamente durante la visione di speciali di ogni genere.
Dai viaggi in ogni dove, alle giornate Mondiali della Gioventù, dalle encicliche agli anatemi contro i guerrafondai e alle preghiere continue per la pace fino alle immagini più belle e pregnanti di sempre, a mio avviso.
La passeggiata sotto la porta di Brandeburgo, pezzi di storia indelebili come il crollo del muro di Berlino di cui è stato uno dei promotori, la stretta di mano con Pinochet, il bacio alla lastra sepolcrale di Cristo ma anche quelli più umani e delicati, con i bambini di ogni razza e colore, con i giovani mentre ormai malfermo cerca di seguire il ritmo delle canzoni, mentre giocherella con il bastone modello Chaplin, mentre passeggia in montagna, mentre un bimbo gli leva lo zucchetto dalla testa o quando in Australia se ne va in giro con in braccio un koala.
Questi sono i miei momenti forti.
E riflettevo su alcune questioni.
Sul perché questo uomo fosse così amato.
Le immagini di fedeli in preghiera hanno fatto in questi giorni il giro del globo.In ogni angolo di quella terra, in ogni angolo di quel mondo, mondo che da vivo lui ha visitato in lungo e in largo senza risparmiarsi mai.
La cosa bella è stato veder come anche chi cristiano propriamente non è amare Karol Wojtyla, per la sua forza, il suo instancabile coraggio la sua umiltà.
Umiltà di ammettere e chiedere perdono per tutti gli sbagli e le colpe di cui si è macchiata la Chiesa durante i secoli.Non è poco.
Si parlava tanto del fatto che, oltre all’esorbitante numero dei viaggi compiuti, impensabili per un pontefice precedente,con il boom della televisione prima e di Internet poi, proprio durante il suo pontificato, la sua immagine sia entrata pian piano nell’immaginario collettivo mondiale, come mai nessuno prima, rendendolo un papa mediatico e immediatamente concreto, non più astratto e lontano, come buona parte dei suoi predecessori.
Stamane a messa, occhi doloranti modello fessura, durante l’omelia sull’incredulità di S.Tommaso perfettamente confacente la lettura del vangelo odierno, non so cosa avrei dato per gridare al sacerdote a costo di sembrare blasfema “Ma chi se ne frega del vangelo di oggi?Per Dio la chiesa ha perso la sua guida, ha perso il Papa più amato di sempre lasciando al successore un onere non indifferente, ha perso un uomo che ha fatto la storia e che ci mancherà terribilmente.Tutto il mondo è in lutto e tu oggi la meni ancora con la storia del “beati quelli che pur non avendo visto crederanno”, è evidente che credo se sono qui caxxarola!!!”
Non mi perdonerò mai una cosa: non averlo incontrato dal vivo quando ne ho avuto la possibilità, ma come spesso accade quando alcune cose le abbiamo a portata di mano, si temporeggia inutilmente come se questa paterna figura fosse stata eterna.
Forse segretamente in molti lo abbiamo pensato o sperato.
Pur debilitato da cadute e malattie di varia natura che l’hanno reso sempre più malfermo negli ultimi anni, era prassi che dal Gemelli, o dal “Vaticano 3”, come l’ha ironicamente ribattezzato proprio Lui, bene o male sempre ne uscisse….
Lo chiamavano il Papa dei giovani, per la sua predilezione per i ragazzi di oggi, gli uomini di domani, e pare che anche le sue ultime parole siano state rivolte proprio a noi.
Io dal canto mio, come molti coetanei del resto, sento di dire solo una cosa.
Per me era il mio Papa.
Classe 77 io, eletto sul soglio pontificio nel 78 lui.
Va da sé che essendo il Papa che conosco da quando sono nata, che mi ha accompagnato durante gli anni della fanciullezza, che ho imparato ad amare fin dalla mia adolescenza per me lui sarà il Papa.
E pensavo che in fondo non ho conosciuto granché del Papa pellegrino che con veemenza redarguiva i popoli e predicava un secco no alla guerra, ero troppo piccina.
L’immagine che ha preso il sopravvento e si è plasmata nel mio cuore è sicuramente quella di questi ultimi dieci anni.Quella del Buon Samaritano di spalle che cammina con passo incerto e tremante.
Quella del papa minato nella salute ma la cui fierezza d’animo risplendeva in quegli occhi resi meno combattivi dalla sua personale via crucis ma più dolci dalla vecchiaia.
Gli occhi dei vecchi sono proprio così. Dolci.
Ecco cosa mi ha commosso veramente: vedere milioni di giovani accorrere ovunque durante le giornate Mondiali della gioventù alla chiamata di un Papa vecchio e malandato, ma che quelli della mia generazione hanno probabilmente visto come un tenero nonno.
Io lo vedevo così.
E la tenerezza che provo nel cuore in questo momento non ha confini.
Ieri notte su Mtv chiedevano di mandare con un numero dedicato un sms in ricordo del Papa.
Vedendo tutti quei messaggi commossi e commoventi, l’unico mio pensiero era
“Ma ovunque sarà..potrà vedere davvero quanto e quale affetto c’era per lui in tutti noi?Potrà mai saperlo davvero?Potrà mai leggere questi messaggi d’amore?”
In ogni caso credo che già lo sapesse.
Ma, per sicurezza, se riuscirai a leggerlo…. questo è il mio.

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