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Giorgia's Blog


Archive for February 24th, 2011

[ IL LASCIAPASSARE A 38 ] [ 1350 ]

Dato che il dolore alla mano destra non passa , nonostante i 10 giorni dal wonder pugno sferrato in quel di Catania allo zigomo del povero Silvio,e in virtu’ del fatto che mio cugino Leandro, sedicente fisioterapista, visto il dolore persistente, mi ha consigliato un controllo allo scafoide, eccomi qua al pronto soccorso di Isola della Scala, amena localita’ della provincia scaligera che illo tempore mi diede i natali.
Arrivo alle 8,00 così, mi illudo, vado per prima.
Peccato che il dottore giunga intorno alle 9,30, e così ho tutto il tempo per studiare con attenzione i miei vicini di posto.
Una madre scassapalle patentata che sembra un incrocio tra Demi Moore in “Soldato Jane “e Pupo, con appresso un figlio, ad occhio e croce sui 10 anni, che è esattamente il motivo per cui una donna non dovrebbe procreare.
Ciccio merenda, impallato per piu’ di un’ora con la playstation, non ha proferito verbo, nonostante i continui lamenti della genitrice di cui sopra, contento, suppongo, di perdere una mattinata a scuola.
Uno sguardo perso che tradiva un’intelligenza altrove, il prognatismo evidente e, dulcis in fundo, piu’ pericoloso di un monatto durante la Peste nera; ha continuato imperterrito a spargere i suoi ferali bacilli per 130′ consecutivi, ostinandosi a non soffiarsi il naso, mentre un moccio spaventoso colava dalle sue nari porcine.
Non pago dello spettacolo poco edificante offerto gratuitamente agli astanti, insisteva’ “tirando su” con estrema soddisfazione che neanche il giapponese piu’ pervicace in metropolitana tronfiamente dedito a questa prassi avrebbe potuto fare.
Ma lui si. Poi ho capito perchè. Si chiamava Jonatan, senza “h” (quella gliel’han rubata i SonHora), l’ho visto allungando gli occhi sotecchi sulla sua cartella, non senza aver sussultato mentre la madre lo rimbrottava affettuosamente come “Gionnii”, e allora ho avuto un po’ di pieta’, e tanta compassione.
Nel frattempo, dopo la mia gavetta di 130′ nella sala d’attesa del pronto soccorso, vengo chiamata e la mia lesione allo scafoide diventa per il medico “sospetta frattura al quinto metacarpo:” mi spediscono in radiologia.
Lì cinque moribondi ottuagenari mi osservano silenti e il loro sguardo la dice lunga su cosa pensino circa l’eutanasia.
Mi accomodo nella sala d’attesa verde, quella dedicata ai pazienti che come me hanno la sventura di arrivare dal pronto soccorso.
Come mi faceva notare sagacemente un amico, lo stesso funziona solo in ER, dove medici, dottori e infermieri con ogni tipo di specializzazione sono lì ad attenderti a braccia aperte; da me se va bene trovi il logopedista e l’urologo, mentre il radiologo è oberato di lavoro fino a Pasqua dell’anno successivo.
E vabbè…finite le lastre, mi rispediscono da dove ero venuta e senza passare dal via in attesa della refertazione e conseguente visita ortopedica, non prima che l’addetto con un umorismo sconcertante mi dica “ Signorina se non ha ancora fatto colazione, ha il tempo di prendere un caffè…probabilmente anche due!”
Queste parole non lasciano adito a dubbi; il mio lasciapassare A38 per la liberta’ è ancora ben lungi dall’arrivare ; attendiamo fiduciosi su quando saro’ dimessa e con che esiti.
Sono le 10.51, dal Isola della Scala per ora è tutto.

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