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Giorgia's Blog


Archive for September 20th, 2007

[ ARMAGEDDON ] [ 707 ]

C’è qualche cinefilo all’ascolto?
Questo post è un S.O.S. per voi.
Dimenticate le trivelle spaziali, Willis ed Affleck e altre americanate simili ( non me ne voglia il Sig.Bay…)
Qualche anno fa, all’epoca dell’uscita de “Il Giardino delle vergini suicide” per intenderci, la locandina del succitato film al di fuori della sala con stampato in grassetto Verdana un gigante “PROSSIMAMENTE”, è l’unico mio ricordo attinente la corretta ubicazione temporale, mi capitò di assistere ad un disaster movie sui generis di cui non rimembro il titolo.
Nonostante la tentazione con una trama simile sia forte, scordatevi le prolifiche pellicole straripanti di effetti speciali : qui non eruttano vulcani, non giungono inattese glaciazioni a minare la stabilità faticosamente acquisita nell’Olocene, non si abbattono nè Tsunami nè tifoni, la terra non trema per via di spaventosi terremoti e soprattutto non ci sono alieni tentacolari o mastodontici mostri rettiloformi affamati con cui avere a che fare.
Questo è un film psicologico ( psicotico?) indipendente ,che mette a dura prova la stabilità emotiva e i nervi di chi assiste.
La vicenda narra dell’ultima settimana di vita dell’umanità sul pianeta Terra, prima della sua scomparsa, di una realtà ineluttabile, accettata e digerita ma di cui non ci è dato di sapere il motivo.
Proprio questa omertà, esasperante ed esasperata, è paradossalmente il punto di forza della pellicola, su cui aleggia un senso di angoscia opprimente ed eloquente più di tanti effetti scenici, che non a caso sono completamente assenti.
Tutto è lasciato alla libera interpretazione dello spettatore che può ipotizzare varie teorie circa la catastrofe incombente, da una collisione con asteroidi alla venuta dell’Apocalisse.
Su questo plot si innesta la travagliata vicenda amorosa dei due protagonisti.
Un uomo qualsiasi e una donna altolocata ( orientale se non vado errando), rimasta vedova da pochi giorni, due persone agli antipodi, che nel normale continuum spazio tempo non si sarebbero mai incontrati, ma che la contingenza e una sequela di eventi rocamboleschi hanno legato indissolubilmente.
Viene mostrato per tutta la durata del film, il progressivo degrado morale e fisico e la conseguente regressione ad uno stato primitivo e selvaggio della razza umana di fronte a questa sconvolgente ineluttabilità.
Le reazioni degli uomini sono prevedibili: chi impazzisce, chi si abbandona ad atteggiamenti sfrenati e lussuriosi, chi è invasato da ossessioni religiose soteriologiche/escatologiche, mentre un congruo numero di persone sceglie suicidi di massa o perpetra massacri crudeli e stragi familiari.
A far da sfondo a questo tragico scenario è una non meglio identificata metropoli americana ormai al collasso, completamente abbandonata a sè stessa – e non si fatica a capire che questo è l’andazzo generale in ogni dove- una sorta di Bronx infinito dove non vige più alcuna regola ( e come potrebbe?).
Mentre un count down incalzante scandisce quante ore mancano al Termine, una radio, anch’essa indipendente, trasmette continuamente le più belle canzoni del secolo, commentate dalle parole dolce/amare del cronista rimasto come il capitano di una nave fino all’ultimo, pensieri circostanziati che fanno davvero venire la pelle d’oca.
L’epilogo non delude le aspettative.
I superstiti sono avvolti da una luce bianca accecante, i nostri protagonisti si stringono un’ultima volta, mentre l’abbagliante candore invade lo schermo e annulla l’esistenza.
Titoli di coda.

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