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Archive for September, 2007
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FIN CHE LA BARCA VA ]
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[ date:
30/09/2007 @ 05:09
] [ Subject: Fab 80's ]
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Durante le mie ore pomeridiane trascorse a correre dietro ad Arianna, nei momenti in cui è più tranquilla le racconto storie strampalate, divertenti, giganti , impossibili e la vedo ridere della mie buffe espressioni date dalla buona mimica facciale che mi contraddistingue.
Se sarò a breve piena di rughe saprò a chi dare la colpa 
Ieri durante questi deliri immaginifici, mi sono improvvisamente ricordata di due grandi convinzioni che avevo da piccola assieme ai miei cugini.
Sono certa che, se anche quanto vi sto per raccontare vi farà sorridere, anche voi avrete a suo tempo congetturato qualcosa di altrettanto strano e impossibile.
Per cui cercate di ricordarvelo invece di ridere delle elucubrazioni malsane altrui
La prima grande verità di cui eravamo assolutamente certi è che il nostro vicino di casa fosse in realtà Zorro.

Si , Zorro.*_*
Non saprò mai perchè non Batman o l’UomoRagno.
Ricordo bene che lo spiavamo di continuo per coglierlo in flagrante durante il momento topico della vestizione, o almeno durante qualche allenamento da vero schermidore.
Senza risultati però.
La nostra seconda grande impresa fu quella di cercare di arrivare al mare.
Ora provate a immaginare quattro cuginetti, con età variabili tra i 5 e i 10 anni, cresciuti nella monotona campagna della pianura padana, che durante i lunghi e afosi pomeriggi estivi non desideravano altro che andare al mare e invidiavano da morire chi ci abitava vicino.
E allora la lampadina.
Questo a dimostrazione inoltre che si trattava di alunni diligenti nel nostro caso.
Dietro a casa mia scorre un piccolo fossato, eventualità molto frequente in questa zona che in tempi antichi , prima della bonifica benedettina, non era altro che un’immensa palude.
Il fosso in questione ha sempre avuto tutta la mia simpatia, non solo per il nome simpatico , Gambalòn, ma forse perchè sono cresciuta e abito tutt’ora anche nel quartiere eponimo, uno dei più antichi del paese.
Dunque , poichè il mare era una meta molto ambita, come prima cosa cercammo di riprodurlo dietro casa, andando a rubare secchi di sabbia dai cantieri edili vicini da spargere sulla riva e disseminando la stessa di conchiglie, prezioso bottino della vacanza precedente.
Pensavamo che bastasse questo per riprodurre la fauna ittica, ma l’unico essere senziente – un tempo probabilmente-che avvistammo galleggiare fu il cadavere di una pantegana.
A questo punto si impose la scelta dettata dalle reminescenze scolastiche di cui sopra.
Il Gambalòn si congiunge al fiume Tartaro( altro corso d’acqua d’innata simpatia ^_^)che taglia a metà Vigasio ; il Tataro prosegue la sua corsa fino a Venezia dove diventa “Canal Bianco“, da lì si tuffa nell’Adriatico.
Praticamente era come avere il mare sotto casa no?
Fomentati dalle avventure di Huck e Jim sul Missisipi tentammo l’avventura dei cugini sul Gambalon con barchetta-zattera costruita da noi medesimi.
Come finì lo potete immaginare da soli….diciamo che da lì le nostre avventure virarono sul tesoro dei Goonies e di Willy L’orbo che , guarda a caso, aveva un parente stabilitosi proprio a Vigasio….del resto anche Virgilio l’ha fatta grossa con tutte le balle su Enea per dar lustro alla stirpe di Roma, perchè non poteva essere così anche per noi vigasiani che, giova ricordarlo, veniamo comunque in pace?

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L’ABISSO ]
[ 713 ]
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[ date:
28/09/2007 @ 10:09
] [ Subject: Caxxate ]
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Giorgia ripeti con me senza guardare con interesse un doppio scorsoio:
Toccato il fondo si può sempre cominciare a scavare
Toccato il fondo si può sempre cominciare a scavare
Toccato il fondo si può sempre cominciare a scavare
Toccato il fondo si può sempre cominciare a scavare
Pensavate che l’acme del trash si fosse toccato quest’estate con l’arrivo delle gommose multicolor Crocs?
Stolti….se ce ne fosse ancor più bisogno ecco fin dove può spingersi un/a vera/o fashion victim

Vi prego rassicuratemi, ho bisogno di certezze : ditemi che non le comprereste e men che meno le indossereste per niente al mondo ;_;
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MISS ITALIA E LE DONNE ]
[ 711 ]
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[ date:
27/09/2007 @ 04:09
] [ Subject: Secondo me.... ]
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Sul nostro quotidiano locale trionfa l’orgoglio veronese : Miss Italia 2007 , Silvia Battisti, è di Verona.
Non accadeva da vent’anni da quando, nel lontano 1987, la bella Mirca Viola, squalificata perchè già mamma, dovette cedere lo scettro alla seconda arrivata, la scaligera Michela Rocco di Torrepadula, attuale moglie di Mentana.
Tra l’altro Silvia, come viso almeno, imho non era la migliore in gara, ma mi inchino al cospetto di 1,80 cm di fisico perfetto! °_°
Stendiamo un velo pietoso sulla conduzione di quest’edizione con Mike Bongiorno, che non ha fatto nulla per nasconderci la sua arteriosclerosi galoppante, e Loretta Goggi ( che personalmente apprezzo molto come artista tout court)- nel ruolo più di badante che spalla femminile aihmè-.
Ora Miss Italia per noi ragazze normali e sciattine è una goduria.
Possiamo dar davvero sfogo ai nostri più bassi istinti denigratori comodamente spaparanzate sul divano di casa, in compagnia di altre acide amichette, abbracciate magari ad un sacchettone di pop corn, Homer Simpson size, che presto di depositerà sotto forma di simpatica cellulite sui nostri fianchi adiposi.
Seguire una puntata intera è un’impresa titanica: tra colpi di sonno da manuale, e diabetiche morali paludate sull’importanza di essere belli dentro, c’è da rabbrividire.
Credo sia un po’ come per l’altra metà del cielo il rito del Gran premio: si guarda la partenza, poi si piomba tra le braccia di Morfeo cullati dal wroooooom cadenzato dei bolidi, quindi ci si desta magicamente per l’arrivo.
Qui uguale.
Diamo il meglio della nostra cattiveria muliebre con commenti acidi al di là di ogni immaginazione con stilettate all’indirizzo della miss di turno alla stregua di :
-guarda che denti, sembra un cavallo
-ha l’attaccatura dei capelli che non mi piace
- ho adocchiato della cellulite mentre si voltava
-assomiglia a Vladimir Luxuria
e via discorrendo.
In realtà sappiamo benissimo che nessuna di noi potrebbe neanche lontanamente star dall’altra parte dello schermo, ma che soddisfazione!:)
Ci manca solo di alzare le palette per dare il voto.
Magari ci attrezziamo per l’anno venturo?

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DEI SEPOLCRI ]
[ 709 ]
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[ date:
24/09/2007 @ 07:09
] [ Subject: Diario ]
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sol chi non lascia eredità d’ affetti
poca gioia ha dell’urna…urna uuuuuuuuuuuu
cantava Elio citando il saggio Foscolo.
Non siamo ancora in clima da Ognissanti, di commemorazione defunti, o in Halloween time se preferite, zucche candele e streghe non hanno per ora invaso negozi e vetrine.
Pur tuttavia ( e mi perdoni il sig.Bradford) riemergo da un’apnea di pensieri cimiteriali.
Non necessariamente tristi.
Passeggio per il Camposanto lasciando un pensiero o una preghiera per i miei cari che non ci sono più circa una volta al mese, non è una frequenza di cui andare fieri magari, ma questo è quello che riesco a fare.
Sono dell’idea che i ricordi legati alle persone che non sono piu’ con noi li portiamo nel cuore: un pensiero rivolto a loro sul divano di casa vale quanto quello che cogitiamo innanzi alla lapide.
Ma nel silenzio di quel luogo di sonno eterno si crea comunque un’atmosfera, suggestiva probabilmente, che amplifica sentimenti , emozioni, ricordi e riflessioni.
Per questo cerco di andare quando posso. Per restare in contatto.
Anche se non ho fiori in mano.
I loro volti che mi sorridono dalle foto ovali, e che più trascorrono gli anni più aumentano esponenzialmente, mi danno la misura del tempo che passa inesorabile.
A 12 anni mi recavo una volta a settimana a salutare il mio adorato nonno Angelo.
Poi morì tragicamente un mio compagno di classe di elementari e medie, Fabio.
E divennero 2.
Ci impiegavo nemmeno 10 minuti per salutarli entrambi.
Ora sono più di 20 le persone che non voglio dimenticare … i miei soggiorni si allungano,
mentre mi trovo a sorprendermi nell’osservare facce note, di cui magari non ho mai saputo il nome, immortalate nella loro ultima fotografia.
E continuo a pensare…
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[
SORRIDERE ANIMATAMENTE ]
[ 708 ]
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[ date:
21/09/2007 @ 01:09
] [ Subject: De gustibus, Test & Quiz ]
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Dal serio al faceto, oggi mi va di stilare la classifica dei 10 cartoni animati che mi facevano piu ridere!!!
Tra l’altro in realtà molti di loro hanno mantenuto una freschezza tale da far divertire ancora adesso, e mi chiedo come da piccola riuscissi a cogliere certe sfumature ironiche.
Risposta : non le coglievo.
Ma le espressioni o/e il doppiaggio erano già abbastanza eloquenti!
Vado?
1 – C’era una volta Pollon e Nana’ Supergirl


Con la piccola dea pasticciona ( alias la poppante) e il buffo Eros ( alias il pennuto) non c’era proprio scampo….
Quanto mi facevan ridere le gag con il dio del sole Apollo!!!!
E poi Nanà, dello stesso attore il geniale Hideo Azuma, ma più che la protagonista in sè non sapevo resister eai deliri di onnipotenza del fuxiachiomato Leonetto,un genio del male, e degli sgangherati cattivi, da Pannocchione a Gotanga!
2-Gigi la trottola

Impossibile restare seri di fronte alla sua mimica faciale, specie quando faceva il “figo” e cresceva di un metro tutto di un colpo! E che dire dei suoi scontri col cane Salamone, eterno rivale in amore per il cuore della dolce Annina dai bianchi slip?
Esilarante!
3- Ransie la strega

Ransie, Lisa dal sopracciglio alla Brooke Shields, il signor Thompson capo mafia di sgherri che più comici non si può, una mamma donna-lupo, un padre vampiro pavido…un mondo di mostri divertenti, una serie demente e demenziale.La adoravo!
4-Lamu

Ataru Moroboshi , un vero mito giovanile.Questo cartone valeva la pena di essere guardato solo per vederlo all’opera a stuzzicare Ten o contro Sakurambo, uno dei menasfiga più assurdo di tutta la storia dell’animazione nipponica
5-Yattaman

Il Trio Drombo!!!! Inchinatevi!!!!…
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[
ARMAGEDDON ]
[ 707 ]
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[ date:
20/09/2007 @ 01:09
] [ Subject: Recensioni & Segnalazioni ]
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C’è qualche cinefilo all’ascolto?
Questo post è un S.O.S. per voi.
Dimenticate le trivelle spaziali, Willis ed Affleck e altre americanate simili ( non me ne voglia il Sig.Bay…)
Qualche anno fa, all’epoca dell’uscita de “Il Giardino delle vergini suicide” per intenderci, la locandina del succitato film al di fuori della sala con stampato in grassetto Verdana un gigante “PROSSIMAMENTE”, è l’unico mio ricordo attinente la corretta ubicazione temporale, mi capitò di assistere ad un disaster movie sui generis di cui non rimembro il titolo.
Nonostante la tentazione con una trama simile sia forte, scordatevi le prolifiche pellicole straripanti di effetti speciali : qui non eruttano vulcani, non giungono inattese glaciazioni a minare la stabilità faticosamente acquisita nell’Olocene, non si abbattono nè Tsunami nè tifoni, la terra non trema per via di spaventosi terremoti e soprattutto non ci sono alieni tentacolari o mastodontici mostri rettiloformi affamati con cui avere a che fare.
Questo è un film psicologico ( psicotico?) indipendente ,che mette a dura prova la stabilità emotiva e i nervi di chi assiste.
La vicenda narra dell’ultima settimana di vita dell’umanità sul pianeta Terra, prima della sua scomparsa, di una realtà ineluttabile, accettata e digerita ma di cui non ci è dato di sapere il motivo.
Proprio questa omertà, esasperante ed esasperata, è paradossalmente il punto di forza della pellicola, su cui aleggia un senso di angoscia opprimente ed eloquente più di tanti effetti scenici, che non a caso sono completamente assenti.
Tutto è lasciato alla libera interpretazione dello spettatore che può ipotizzare varie teorie circa la catastrofe incombente, da una collisione con asteroidi alla venuta dell’Apocalisse.
Su questo plot si innesta la travagliata vicenda amorosa dei due protagonisti.
Un uomo qualsiasi e una donna altolocata ( orientale se non vado errando), rimasta vedova da pochi giorni, due persone agli antipodi, che nel normale continuum spazio tempo non si sarebbero mai incontrati, ma che la contingenza e una sequela di eventi rocamboleschi hanno legato indissolubilmente.
Viene mostrato per tutta la durata del film, il progressivo degrado morale e fisico e la conseguente regressione ad uno stato primitivo e selvaggio della razza umana di fronte a questa sconvolgente ineluttabilità.
Le reazioni degli uomini sono prevedibili: chi impazzisce, chi si abbandona ad atteggiamenti sfrenati e lussuriosi, chi è invasato da ossessioni religiose soteriologiche/escatologiche, mentre un congruo numero di persone sceglie suicidi di massa o perpetra massacri crudeli e stragi familiari.
A far da sfondo a questo tragico scenario è una non meglio identificata metropoli americana ormai al collasso, completamente abbandonata a sè stessa – e non si fatica a capire che questo è l’andazzo generale in ogni dove- una sorta di Bronx infinito dove non vige più alcuna regola ( e come potrebbe?).
Mentre un count down incalzante scandisce quante ore mancano al Termine, una radio, anch’essa indipendente, trasmette continuamente le più belle canzoni del secolo, commentate dalle parole dolce/amare del cronista rimasto come il capitano di una nave fino all’ultimo, pensieri circostanziati che fanno davvero venire la pelle d’oca.
L’epilogo non delude le aspettative.
I superstiti sono avvolti da una luce bianca accecante, i nostri protagonisti si stringono un’ultima volta, mentre l’abbagliante candore invade lo schermo e annulla l’esistenza.
Titoli di coda.

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