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La mattina della mia partenza mi trovavo in aeroporto ad orari antelucani per il volo AF 561 diretto a Parigi che mi avrebbe permesso di prendere la coincidenza per la capitale messicana.
Quella stessa mattina mio padre, tornando casa dopo avermi accompagnato all’aerostazione, si interrogava sul perchè il bar gestito da mia zia Maria e suo figlio, non avesse ancora aperto i battenti nonostante l’orario di apertura fosse fissato intorno alle 6,30 per permettere agli studenti di comprare biglietti e abbonamenti.
Solo qualche ora più tardi avrebbe saputo il perchè: era deceduta durante la notte.
Un infarto, improvviso.
E il figlio l’avrebbe trovata accasciata al suolo ormai priva di vita solo poche ore piu tardi.
Questa triste e improvvisa notizia, resa ancor piu incredibile forse dal fatto che la zia era una donna sana e in salute sebbene non più giovane, ha lasciato tutti i familiari molto molto scossi.
Non so perchè, ma la zia Maria era un po’ la zia di tutti.
Era la zia che, gestendo il classico bar di paese, quello con i gelati nel frigo, le patatine alla cassa e il biliardino in un angolo, aveva cresciuto genereazioni di studenti.
Era una zia che, rimasta vedova molto presto, si era data da fare in quest’esercizio e che per il suo modo di fare simpatico e per la sua bonaria curiosità conosceva praticamente tutti.
Un po ‘quelle macchiette che si trovano in tutte le realtà locali.
lei era così.
Là si vedeva spesso a spasso in bicicletta, estate o inverno che fosse, andare a trovare i nipoti ( in 12 tra fratelli e sorelle c’è l’imbarazzo della scelta!), e se passava qualche giorno senza che qualcheduno di noi facesse capolino al bar, ci telefonava preoccupata.
Quando mi vedeva, voleva assolutamente sapere su che giornali/riviste venivanoi pubblicati gli articoli che mi riguardavano, li andava a comprare, li ritagliava con cura e li affiggeva ovunque per il bar.
Tra le sue cose hanno trovato autentici pezzi di storia.
Conservava articoli, giornali, ritagli, ma anche oggetti di uso comune da decenni.
Conservava ricordi.
Gli stessi che mi vedo scivolare tra le mani in questi giorni.
Nessuno mi ha avvisato di questo fatto mentre mi trovavo all’estero, non mi volevano rovinare la permanenza in Messico.
La mattina dopo il mio arrivo, dopo colazione, i miei genitori con estrema cautela mi hanno informato dell’avvenuto, porgendomi il necrologio.
Sono rimasta di sasso.
Sono scoppiata a piangere incredula e sono corsa al cimitero per vedere davvero con i miei occhi e toccare con mano questa verità.
Mia nonna, sua sorella, aveva ancora gli occhi gonfi parlandomene.
Tutti a dire che non ha sofferto, tutti a dire che , adagiata nella bara, sembrava stesse dormendo, tutti a dire che la chiesa era piena di gente sinceramente commossa e che la sensazione era palpabile.
E da lì è iniziata una strana sfasatura temporale.
Non so come spiegarlo, ma è come se al mio rientro, gli altri in qualche modo avessero “già “digerito il lutto“, mentre io che non l’ho vista, mentre che io che non c’ero, mentre io che sono tornata a casa a “giochi fatti”, mi sono trovata a fare i conti con una realtà che non mi appartiene, una realtà in cui so che, per quanto impossibile mi possa sembrare, non vedrò più il suo viso sorridente aspettarmi, ma in cui devo collocare in modo cronologicamente esatto la sua scomparsa. Una sorta di sfasatura temporale appunto
.Una realtà imposta che si fatica ad accettare.
Stamane ne è morto un altro.
Lo zio Mario.
Altro fratello, tra i piu giovani per altro, in salute come pochi.
Sono tornata poco fa dal rosario e ho visto tutti gli altri fratelli ammutoliti, senza parole.
Mi hanno fato tanta pena, ieri si erano trovati tutti insieme per un pranzo annuale ed era stata una domenica piacevole e allegra.
Sembravano tacitamente chiedersi ” ora a chi toccherà?”.
So che la morte non perdona.So che è tutto caduco, so che siamo solo di passaggio e tutto il resto.
Ma i loro occhi tristi, gli occhi in cui si rispecchiano i giorni felici della mia infanzia, e gli occhi chiusi di quelli che non vedrò mai più, fanno più male di qualisiasi altra cosa.
Ciao zii, vi voglio bene!
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