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Paris 2007 - Report
3 Luglio - NOI VOLEVAM SAVUAR
Ryanair non perdona e soprattutto non si smentisce: partenza a orari antelucani da Orio al Serio (Bergamo), spacciato ovviamente per aeroporto milanese - ma effettivamente poteva andare peggio dato che indicano Bratislava come Vienna e viceversa - ...questo la dice lunga sulle competenze geografiche della compagnia aerea in questione (a quando Crotone Malpensa?), e ck-in al risparmio con impiegate di scalo numerate.
Ma a noi poco importa, siamo precisi precisi sulla tabella di marcia, abbiamo parcheggiato aggratis sotto la torre, stiamo addirittura abbondanti nei 15 chili permessi (eventualità che non si ripeterà al ritorno) e ci rechiamo belli e fiduciosi a colazionare ad un pessimo punto ristoro dell'Autogrill (che avremmo avuto modo solo piu' avanti sapere essere una costante della vacanza)
Ovviamente da li' a 5 minuti avrebbero aperto sia il bar che la pasticceria dell'aeroporto.
Constatiamo come il bivacco selvaggio sia una classico di tutti gli aeroporti frequentati dalla succitata compagnia e immersi in un gelo polare, ci accodiamo per l'imbarco.
Sull'aereo troviamo le veline che ci fanno da hostess, ma non quelle che pensate voi in questo momento, bensì una coppia di improbabili gay, uno moro e uno biondo, le cui movenze non lasciano alcuno spazio all'immaginazione.
Il volo giunge a destinazione nel tempo stabilito, durante il quale abbiamo dato sfogo ai nostri più bassi istinti soporiferi, giustificati da una notte in bianco trascorsa a chiacchierare sul divano di casa mia, tra una check list da ultimare e la pianificazione del viaggio.
Giunti nella capitale gallica, la prima brutta sorpresa: per una volta, questa volta, le previsioni del tempo ci azzeccano... fa un freddo polare e piove... a dirotto.
Il trasferimento in corriera dall'aeroporto della Picardia a Parigi e' accompagnato da due sgallettate che siedono dietro di noi e che sono chiaramente affette dalla fastidiosa sindrome "ripeto a voce alta tutto quello che leggo".
Alla declamazione dell'insegna "biuvè orevuà paris65chilometers" ho già il sangue gelato nelle vene, e sono più volte tentata di girarmi e rispondere in modo poco affabile.
Arrivati a Parigi, La ricerca della stazione della stazione della metro di Porte Maillot, che dovrebbe rappresentare la nostra ancora di salvezza in questo diluvio risulta non rintracciabile anche per gli autoctoni, che faticano anche a trovarci una biglietteria funzionante.
Ci viene in soccorso un insospettabile impiegato in trench beige che ci omaggia di due biglietti del suo carnet da pendolare: saremo la sua scusa ufficiale per due giorni di assenteismo forzato... furbetto.
In realtà saranno tutti sempre molto gentili... forse non capiscono che siamo italiani... almeno a giudicare dal fatto che si ostinano a rivolgersi a noi in moderno gallico o in sporadici casi in spagnolo.
Dobbiamo purtroppo accettare una dura realtà: nessuno parla inglese, e se lo parla, ha un terribile accento e un vocabolario limitato a quello di un bambino di seconda elementare.
Sembra di essere in Giappone, con la differenza che Robbbe' parla un po' di Giapponese, mentre nessuno di noi ha alcuna dimestichezza con a lingua di Asterix.
La ricerca dell'albergo sotto la pioggia battente e' un passo su cui Roberto vorrebbe soprassedere.
Vi narrerò solo del simpatico e disponibile commesso del supermercato che telefona all'albergo per farsi dire dove si trovi l'oscura viuzza e poi ci indica la direzione sbagliata confondendo destra con sinistra.
Cominciamo ad avere qualche idea personale sui risultati delle recenti elezioni...
Del resto, neanche la postina del quartiere sa indicarmi dove caxxo sta rue de petit hotels 18.
Ci viene in soccorso, manco a dirlo, l'impiegata di un'agenzia immobiliare.
La forza del denaro e' sempre la stessa ovunque.
L'hotel du Brabant ha delle camere misere e fatiscenti, ma tra il personale dell'albergo si annoverano grandi nomi del fotoritocco internazionale.
Non si spiegano altrimenti le foto delle camere che ci hanno convinti a effettuare la prenotazione proprio qui abbandonando l'economico, ma sicuro formule1.
Molliamo "armi e ritagli", dopo un rapido ed essenziale check in alla lobby (probabilmente il concierge era un fan di Balle Spaziali) durante il quale il personale si premura di sapere solo se abbiamo pagato. Mi pare giusto in fondo.
Al posto nostro potrebbero soggiornare i nostri cugini terroristi e nessuno si accorgerebbe di nulla.
Sono già i miei nuovi eroi.
Decidiamo di prendercela comoda e di andare a spasso per la città iniziando dal centro commerciale del Forum Les Halles, dal momento che il tempo suggerisce una passeggiata sotterranea.
Ovviamente, la nostra prima meta e' uno Starbucks con relativa tazza griffata Paris da aggiungere alla mia collezione di mugs cosmopolite.
A questo proposito un piccolo excursus: saranno anche dei maledetti mangiarane, ma il frappuccino come lo fanno qui non ha rivali, probabilmente per merito della materia prima con cui viene fustigata la panna.
Non tardiamo ad accorgerci che i prezzi del cibo sono improponibili ovunque: persino chi deve mantenere un'immagine di prezzi popolari, come McDonald, stringe inesorabilmente le dimensioni delle porzioni.
Avremmo modo, durante i giorni seguenti di farci mazzuolare per bene il portafoglio da insospettabili bar di periferia che vendono mezzo litro di san pellegrino a 6 euro e 10 centesimi o un mediocre cappuccino (servito al banco) alla modica cifra di 4 euro.
Roba che in Italia, neanche se ti siedi a piazza di Spagna durante la sfilata donna sotto le stelle, con i suonatori di violino che eseguono la 42 di Mozart in sottofondo e la Bellucci come vicina di tavolo.
Proseguiamo imperterriti la nostra visita, fermandoci per scattare alcune simpatiche foto all'ecoute in Place St. Eustache: ho una venerazione per quella testa (la cui afflizione fa concorrenza alla statua della sedia che il comune di Pioltello, città dei tre parchi, ha voluto come simbolo cittadino all'ingresso del centro urbano N. d. Roberto).
La nostra passeggiata ci porta lungo un viale fino alle Tuileries, passando per il comune di Parigi e il centro Pompidou.
Per concludere la serata ci fermiamo in una brasserie a mangiare una sorta di omelette ripiene di carne e ortaggi assortiti (galette) e, stanchi per la sfacchinata, dormiamo il sonno dei giusti nell'attesa del tour de force dei due giorni successivi: Eurodisney.
Considerazione personale: i francesi senza di me sono perduti... o almeno non hanno una penna con cui scrivere.
Giungo a questa conclusione in base a una solida media statistica, visto che due su due mi hanno chiesto e ottenuto una penna al primo tentativo... manco lo avessi scritto in faccia.

L'angolo di Roberto: Parigi ha le terga sporche.
Questa considerazione non ha nulla a che vedere con la mancanza cronica di bidet che affligge i bagni transalpini, ma con il fatto che evidentemente Parigi ha bisogno di una svecchiata a 360 gradi.
Basta allontanarsi un metro dalla sfavillante facciata offerta ai turisti per imbattersi in muri fatiscenti, tubi grondanti ruggine e piastrelle rotte in ogni dove.
Anche una presa scart in bagno *_*

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