La nostra visita assume subito connotazioni di carattere culturale a partire già dal secondo caldissimo giorno in cui, tronfi del potere segreto del nostro JR Pass (bellissimo c’è L’Onda di Hokusai stampata sopra! *_*), ci dirigiamo di gran carriera alla visita della città di Nara, che dista poco più di un’oretta dalla nostra base a Kyoto.
Caratteristica imprescindibile di questa cittadina intrisa di storia e tradizione sono senza dubbio i cervi, o meglio i cerbiatti.
Centinaia di cervi passeggiano, affamati di senbee (gli insapori “cracker” di soia di cui sono ghiotti e che gli ambulanti non mancano di commerciare), tra i turisti, per tutti i parchi prospicienti gli innumerevoli templi della città.
Uno spettacolo curioso per degli italiani che al massimo sono avvezzi a gettare grano ai piccioni in piazza San Marco.
I cervi si lasciano accarezzare tranquillamente, così anche noi ci siamo avvicinati per scattarci un fottio di foto in compagnia delle simpatiche bestiole, nelle pose piu disparate come da tradizione.
Ovviamente la prima bancarella kitsch che vendeva raffinatissimi cerchietti di peluche con orecchie e corna a tema è stata presa d’assalto ^_^.
Per non parlare della balzana idea di Roberto di acquistare i senbee: nel momento in cui i quadrupedi fiutano il cibo è la fine; ti seguono in gruppo, come una chioccia con i pulcini, e non ti mollano finché sono persuasi che tu abbia davvero esaurito le provviste.
Ad un certo punto sono stata letteralmente circondata e mentre Paolo ha ricevuto un attentato alla propria virilità da un cervo particolarmente goloso, io invece mi sono beccata un morso “amichevole” da un altro che cercava di attirare la mia attenzione per ottenere il prezioso senbee.
Mi è rimasta una vistosa ecchimosi nell’interno coscia per almeno una settimana , maledetto!
Altra particolarità inquietante e non certo secondaria dei cervi di Nara è la loro defecatio.
Cagano.
Tanto, in continuazione.
Espellono a velocità sconcertante piccole palline di feci a raffica; ci siamo presto resi conto che quelle che ricoprivano il terreno (e che ritenevamo ingenuamente bacche) erano in realtà le loro nobili cacche.
Di certo non hanno problemi di stitichezza.
Anche se la vera perplessità sarebbe nata dal fatto che tutti noi, da lì a breve e per i giorni seguenti, avremmo iniziato a defecare esattamente come loro.
Ma immagino che la coprofilia non sia argomento da trattare in questa sede, per cui procediamo col racconto ^_^
La visita è proseguita tranquilla alla scoperta dei vari templi di cui è costellata la cittadina, primo tra tutti l’imponente e maestoso Todaiji, che racchiude al suo interno, oltre ai Daibutsu, alias uno dei Budda più grandi del mondo, anche il passaggio per l’illuminazione.
Di cosa si tratta è presto detto.
C’è una sorta di trave portante molto grande, di legno, alla cui base è praticato un foro rettangolare di modeste dimensioni, che attraversa da parte a parte l’intero palo.
Secondo la leggenda solo coloro che sono in grado i passarci attraverso ottengono honoris causa l'accesso all’illuminazione.
A questo punto un breve excursus è doveroso.
La nostra guida cartacea, di cui ometterò il nome per ovvie ragioni, a questo proposito scrive quanto segue :
“Curioso vedere come i bambini, a differenza degli adulti, riescano a passare agevolmente nel foro”...già proprio curioso vedendo le dimensioni, nessuno di noi se ne capacitava.
Comunque Paolo ha accettato per prima la sfida ed è riuscito a raggiungere l’illuminazione, dopo di lui anche Roberto e Nadia sono stati illuminati..a questo punto dopo aver visto una tedesca con una portaerei al posto del culo passare con un piccolo aiuto, ho deciso che se non si era incastrata lei potevo farcela anch’io..e così è stato.
Solo Francesca resterà sulla Terra a dannarsi in un circolo vizioso di peccati, mentre soprattutto Roberto – e il suo braccio- si ricorderanno lungamente cosa significa essere illuminati.
La visita prosegue tra nuovi acquisti improbabili (è la volta dei cappellini di lana dalla foggia a cervo..che so già no metterò mai XD), una sosta pomeridiana per un succulento carerice (il riso al curry) e altri luoghi ameni e sacri in cui abbiamo acquistato un sacco di amuleti portafortuna - gli omamori - ed estratto come vuole la tradizione il biglietto con la profezia. Mi è andata bene..molta fortuna recitava il mio auspicio ^_^ .
Mentre la giornata volge al termine e soprattutto dopo esserci rifocillati allo Starbucks (in pratica stavamo lì almeno una volta al giorno per la mia gioia.....w il frappuccino al caramello!!!!) facciamo una capatina ad un’edicola-libreria dove fanno bella mostra di sé un sacco di riviste dedicate alla vittoria azzurra, che, non lo nascondo, ci riempiono d’orgoglio patrio e dove acquistiamo dei comodi planetari da montare a casa con abbondate colla vinilica...
La serata si è conclusa a cena in uno dei ristorantini tipici alla Marrabbio piu scrauso del mondo; non ci voglio più tornare lì, lo scopettone intriso di unto poco salubre con cui pulivano la piastra me lo sogno ancora di notte! |