Il periodo del nostro Ferragosto corrisponde per i giapponesi alla festa dell’O-bon, ovvero alla commemorazione dei defunti.
Questo implica che molte persone arrivano dall’estero nell’arcipelago per recarsi ai cimiteri ad onorare il caro estinto e per trascorrere del tempo con il parentame.
Ma per un semplice turista,oltre al prevedibile problema del sovraffollamento dei mezzi pubblici, questo significa solamente due cose
-Alla torre di Tokyo ci sono i fuochi e parecchi matsuri sparsi nei diversi quartieri
- che alcuni negozi possono essere chiusi.
Questo infatti è il desolante paesaggio che ci si è parato davanti una volta giunti al quartiere non proprio centralissimo di Nippori, meglio conosciuta come la zona delle stoffe e dei tessuti.
Effettivamente c’erano negozi di scampoli da ambo i lati delle vie principali, sono che almeno l’80% di essi teneva le serrande abbassate.
Siamo finiti per caso anche nella mastodontica casa del bottone, che come slogan recitava un ben augurante “Se non lo trovate qui, non esiste”.
Mai visti tanti bottoni in vita mia *_*; stanze infinite piene di bottoni di ogni foggia, colore, dimensione e qualità....e prezzo ^_^
Così siamo tornati verso il centro , dopo aver saccheggiato l’ennesimo Maple Wigs, che ci riverirà da qui all’eternità,con le pive nel sacco e molta delusione per ciò che ci siamo persi....e pronti a dividerci per ultimare gli acquisti lasciati indietro nei giorni scorsi.
E infine arriva il 16 Agosto, data del nostro rientro nello stivale.
Anche stavolta siamo divisi in due gruppi, io e Francesca si torna infatti circa due ore prima degli altri, che, volando con Air France, a differenza di noi fanno scalo a Parigi anziché a Francoforte.
A parte la partenza per l’aeroporto ad orari antelucani, la trasferta in taxi e il treno preso per il rotto della cuffia, la faccenda, una volta giunti a Narita, si presenta subito più complicata del previsto.
Complice l’attentato appena sventato a Londra, ci accorgiamo subito che le misure di sicurezza sono severissime, e temiamo per i nostri kg di troppo, nonostante la spedizione navale di oltre 40 kg di merce!
Avevo chiesto alle mie conoscenze aeroportuali prima della partenza la tolleranza di un’eccedenza di almeno 10 kg, conoscendo il livello di carico in cui mi sarei trovata, ma non avevo avuto conferma che la mia richiesta fosse stata accolta.
Fortunatamente in fase di ck-in ci accettano di buon grado i nostri 50 kg tondi tondi e con un sorriso a trentadue denti l’addetto mi dice “the kilograms allowed for each passenger are 20, but we are happy to inform you, miss Dani and miss “Vecini” that you have 10 kilos more!”
Noi si tira un sospiro di sollievo , si va a colazionare e non ci si accorge che mancano 5 minuti all’imbarco..e non abbiamo ancora passato il security check.
Parte una matta corsa contro il tempo in cui scavalchiamo correndo almeno 40 persone in coda e mostriamo la carta d’imbarco ai capofila perché ci permettano di procedere.
La nostra solita fortuna vuole che ci imbattiamo in Miss Stronza del giorno, che con aria serafica e strafottente ci fa capire che ce lo possiamo anche scordare, mentre una coppia di anziani autoctoni ci fa avanzare senza problemi.
Ringraziamo e corriamo all’imbarco; mancano nemmeno 15 minuti al decollo, ci potrebbero già lasciare a terra chiudendo il volo e sarebbe solo colpa nostra ;_;
Non so come riusciamo a raggiungere i nostri posti a sedere che sono, ahimè separati, e ad accomodarci con calma.
I due voli mi passano tutto sommato abbastanza in fretta, nel primo caso montando i miei numerosi gashapon e guardando il film 3d “La gang del bosco”, nel secondo stramazzando sul sedile dal rullaggio all’atterraggio.
Eccoci arrivate in quel di Malpensa dopo circa 1 giorno di viaggio, non male come media *_*
Troviamo nell’aerostazione ad attenderci Max Vertua che ha modo di immortalare le nostre facce da fattone allo stadio terminale, e che ci fa compagnia a suon di succhi all’ananas, mentre attendiamo l’arrivo dei ragazzi da Parigi.
Al terzetto si aggiungono da lì a breve anche mio padre con Giovanni e poi Matteo, il ragazzo di Nadia.
Alla fine il gruppo è per poco di nuovo completo e noi, dopo esserci salutati, torniamo a dividerci facendo rotta ognuno verso la propria città, stanchi ma soddisfatti e con tante, tante storie a raccontare a chi, come voi, avrà la curiosità e la voglia di leggerle. |