Giunte in quel di Osaka, passato indenni il controllo senza imbarazzanti domande da parte degli addetti al controllo, e riuniteci agli altri tre dell’Ave Maria, riceviamo subito una brutta sorpresa al momento del ritiro bagagli: sia Nadia che Francesca hanno trovato la loro valigia aperta e manomessa. Fortunatamente non manca nulla, ma sono evidenti i segni del rovistamento (e a Nadia hanno rotto la pistola di Sayaka).
Così per precauzione si decide che è meglio far denuncia; questo ci fa tardare un po’ sulla tabella di marcia, nonostante l’arrivo in prima mattinata, e riusciamo ad arrivare a Kyoto, nostra base operativa per i tre giorni seguenti, solo oltre l’ora di pranzo.
Da qui inizia il calvario per raggiungere la nostra ryokan.
Le indicazioni della mappa sono alquanto, come dire... pressapochiste, e ci ritroviamo a girare per oltre un’ora stracarichi e appiedati sotto la canicola afosa di agosto. Un incubo.
Da questo momento in poi decideremmo infatti che il taxi è nostro amico, sempre comunque e dovunque!
Riusciamo in qualche modo a sistemarci grazie al provvido aiuto di un signore che si prende a cuore la nostra causa e, da vero appassionato di opera, sa anche spiccicare qualcosa in italiano!!
Stremati Francesca e Paolo decidono di rimanere a riposare alla ryokan, mentre io, Rob e Nadia, non paghi delle poche ore di viaggio e del jet lag incombente, partiamo di nuovo alla volta di Osaka per un tour veloce a Den Den Town.
E in effetti arriviamo in città solo nel tardo pomeriggio, per cui abbiamo poche ore a disposizione per girare e scialacquare le prime migliaia di yen in negozi di un certo livello (cospa shop e affini), noncuranti del peso esagerato che dieci riviste tipo Cospure generano e al grido di “ tutto e subito”..ci lasciamo trascinare nel baratro sfrenato dello shopping selvaggio.
Torniamo alla base ben carichi ma visibilmente soddisfatti e crolliamo sui nostri futon, pregustando tutto il sapore di una vacanza appena iniziata. |